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UIL Scuola, 3 dicembre 2013, Report

Presentati al ministero i dati OCSE – PISA
Finalmente dati confortanti per l’Italia

Uil: “La scuola è una delle parti migliori del nostro Paese


La sfida per il Governo e il Parlamento è investire sul futuro, sostenere l’innovazione, riconoscere e valorizzare il lavoro”.

Finalmente dall’Ocse dati confortanti per l’Italia – sottolinea il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna – i nostri ragazzi migliorano nelle loro capacità linguistiche e matematiche.

La nostra scuola non è poi così male; è una delle parti migliori del nostro paese.

La sfida per il Governo e il Parlamento è investire sul futuro, sostenere l’innovazione, riconoscere e valorizzare il lavoro di quei tanti insegnanti che con passione e competenza stanno facendo sforzi straordinari, considerando che, per i tagli subiti, l’Italia è ai primi posti insieme ad Islanda e Messico.

Rimane un grande problema per il Sud, sintomo di una situazione di disagio profondo che deve essere affrontata come priorità da qualunque Governo.

Ecco una sintesi dei dati:

È un’Italia di metà classifica rispetto al resto del mondo (al 32° posto su 65 Paesi ) quella che viene fotografata dall’ultimo rapporto Ocse-Pisa, presentato, per la prima volta, presso la sede del MIUR.

Una scelta non solo formale, ma sostanziale, che vede il ministero cimentarsi direttamente con gli esiti delle indagini statistiche frutto di monitoraggi a livello mondiale.

Due dati possono essere messi in evidenza: i quindicenni italiani migliorano sensibilmente in matematica (+20 punti) e in scienze (+18 punti). Stabili i livelli nella lettura dove, però, le ragazze surclassano i loro compagni.

Il dettaglio territoriale, nelle competenze di matematica, fa registrare un vero record per Trento che, con 524 punti si aggiudica la nona posizione assoluta del ranking. I suoi liceali hanno una preparazione maggiore dei coetanei olandesi e non troppo distante dai giapponesi (538) e dagli svizzeri  (531 punti).

Gli asiatici, veri geni in materia, si situano ad altezze siderali, con Shanghai a 613 punti e Singapore a 573.

Su livelli analoghi a Trento si trovano il Friuli Venezia Giulia e il Veneto con 523 punti e decisamente  sopra la media è anche la Lombardia a 517 punti.

In basso, nella classifica la  Calabria (430 punti) la Sicilia (447), la Campania (453). Il Lazio è a 475  punti, dietro all’Abruzzo.

Si distingue la Puglia, con 478  punti, la stessa media della Svezia.

Si avvicinano ai 500 punti Umbria, Marche, Toscana e Piemonte e l’Emilia Romagna.

Divario tra risultati, tra nord e sud, anche in scienze e lettura.

Tra il 2003 e il 2012 gli studenti stranieri in Italia sono aumentati del 5%: oggi sono quasi il 7,5% del totale, contro una media Ocse del 12%. Ma esiste un divario, per quanto riguarda le competenze. Dal 2003 al 2012 la performance dei ragazzi italiani è migliorata di 23 punti, quella degli immigrati è rimasta stabile.

Tra i nuovi arrivati si aggiunge l’ostacolo della lingua: gli stranieri già integrati, che parlano l’italiano anche a casa, hanno ottenuto un risultato migliore nelle prove.

L’Italia è tra i rari Paesi industrializzati che hanno tagliato i fondi alla scuola tra il 2001 e il 2010.

Il taglio – sottolinea l’Ocse nel rapporto sulle competenze scolastiche dei liceali – è stato dell’8% per studente ed è avvenuto soprattutto nella parte finale del decennio.

Nell’area Ocse solo Messico e Islanda hanno fatto altrettanto.

Lo studio peraltro precisa che oltre 50mila dollari, non vi è un’evidente relazione tra la spesa per studente e la sua performance.

Ad esempio, Italia e Singapore spendono entrambi circa 85mila dollari per ogni studente tra i 6 e i 15 anni, ma mentre i liceali italiani hanno un punteggio di 485 punti in matematica, i loro coetanei di Singapore arrivano a 573 punti, uno dei livelli massimi.

L’Italia ha invece una performance simile a quella della Norvegia (489 punti), ma Oslo spende ben 124mila dollari per studente.

03 Dicembre 2013


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