Come ottenere miglioramenti duraturi?

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Effetto placebo e riabilitazione nella dislessia:
la posizione di AID e FLI

In merito al recente articolo “Dislessia, l’effetto placebo può migliorare la lettura più delle terapie” apparso su “La Repubblica”, l’Associazione Italiana Dislessia (AID) e la Federazione Logopedisti Italiani (FLI) accolgono con interesse le nuove ricerche sull’impatto delle aspettative positive, ma ricordano che i miglioramenti duraturi si ottengono solo con interventi riabilitativi mirati, integrati in un contesto di fiducia e supporto.

In merito all’articolo apparso su "La Repubblica" il 6 agosto 2025, "Dislessia, l’effetto placebo può migliorare la lettura più delle terapie", Associazione Italiana Dislessia e Federazione Logopedisti Italiani (FLI), accogliendo con interesse le nuove ricerche sull’impatto delle aspettative positive, tengono a ricordare che i miglioramenti duraturi si ottengono solo con interventi riabilitativi mirati, integrati in un contesto di fiducia e supporto.

Effetto placebo: benefici immediati ma non duraturi

Lo studio citato dall’articolo evidenzia un risultato sorprendente: la sola aspettativa positiva di ricevere un aiuto (effetto placebo) può migliorare nell’immediato le prestazioni di lettura nei bambini con dislessia. In particolare, bambini ai quali è stato fatto credere di indossare occhiali “terapeutici” hanno commesso meno errori di lettura, con un progresso immediato persino maggiore rispetto a quanto osservato dopo lunghi interventi riabilitativi tradizionali.

Questo effetto placebo agisce attraverso meccanismi psicobiologici noti: un contesto positivo e rassicurante può ridurre l’ansia e attivare neurotrasmettitori come dopamina e oppioidi endogeni, migliorando temporaneamente la concentrazione e la fluidità nella lettura.

Tuttavia, è fondamentale chiarire che tali miglioramenti, per quanto reali, sono di natura transitoria e non comportano modifiche stabili delle abilità di lettura. In altre parole, il placebo può “far sentire meglio” il bambino sul momento, ma non elimina le difficoltà di base legate alla dislessia. Gli stessi autori dello studio sottolineano la necessità di approfondire con ulteriori ricerche gli effetti a lungo termine di questi interventi basati sulle aspettative. Ad oggi non vi sono evidenze che il solo effetto placebo possa determinare progressi duraturi nell’abilità di lettura di una persona dislessica una volta che l’elemento suggestivo viene meno. La dislessia ha basi neurobiologiche e richiede interventi mirati per un miglioramento stabile, mentre il ruolo del placebo, pur importante come fattore motivazionale, resta complementare e non sostitutivo della terapia.

L’efficacia dei trattamenti riabilitativi mirati sul lungo termine

Diversi decenni di ricerca scientifica hanno dimostrato che un trattamento riabilitativo mirato e basato su evidenze (ad esempio interventi di lettura guidata, potenziamento fonologico e altre metodologie logopediche specializzate) può migliorare in modo significativo e duraturo le abilità di lettura e scrittura nei soggetti con dislessia. Una meta-analisi internazionale condotta su studi controllati ha concluso che le gravi difficoltà di lettura e spelling tipiche della dislessia possono essere mitigate tramite appropriati interventi, ottenendo progressi tangibili nelle performance scolastiche. In particolare, gli approcci di comprovata efficacia includono programmi sistematici di istruzione fonologica e di decodifica, che risultano i più efficaci nel migliorare precisione e correttezza nella lettura.

Le nuove Linee Guida italiane sui DSA (2022) ribadiscono l’importanza di interventi riabilitativi tempestivi e personalizzati. Agire precocemente con terapie mirate consente infatti di aumentare le competenze scolastiche dei bambini con dislessia ed evitare ricadute negative sul piano emotivo.

Ad esempio, un potenziamento intensivo delle abilità di conversione grafema-fonema e di lettura seriale, svolto da professionisti specializzati (logopedisti, psicologi, neuropsichiatri), può portare a miglioramenti significativi nella velocità e correttezza di lettura, miglioramenti che spesso si mantengono nel tempo grazie alla pratica e all’utilizzo di strategie compensative apprese. La letteratura documenta inoltre come tali progressi, pur non rendendo il bambino “non dislessico”, possano ridurre l’impatto del disturbo nella vita quotidiana e scolastica. In sintesi, una riabilitazione ben condotta offre benefici concreti e duraturi, confermati sia da studi clinici sia dall’esperienza sul campo dei nostri professionisti.

Miglioramenti significativi, ma la dislessia non “scompare” del tutto

È necessario essere chiari su un punto centrale: i trattamenti possono ridurre le difficoltà di lettura, ma nella maggior parte dei casi non portano a una scomparsa completa dei sintomi. La dislessia non è una malattia da cui “guarire” definitivamente, ma una caratteristica neuro-evolutiva dell’individuo. Come tale, permane lungo tutto l’arco della vita, anche se può manifestarsi in forma attenuata grazie all’intervento e all’adozione di strumenti e strategie di compenso. Non esistono “ex-dislessici”, ma persone dislessiche che, attraverso il supporto adeguato, hanno imparato a gestire le proprie difficoltà e a leggere in modo più efficace. Le evidenze scientifiche ad oggi disponibili confermano che nessun intervento produce la remissione definitiva del disturbo. Piuttosto, l’obiettivo realistico e raggiungibile è quello di ridurre l’entità del disturbo e permettere al bambino/ragazzo di esprimere appieno il suo potenziale, pur rimanendo un lettore con alcune fragilità.

In quest’ottica, AID e FLI sottolineano che il successo terapeutico non va misurato dall’assenza totale di errori o dalla velocità perfettamente nella norma, ma dal netto miglioramento rispetto al livello di partenza e dalla crescente autonomia nello studio. Ad esempio, molti alunni dislessici, dopo un percorso logopedico efficace, riescono a leggere testi adeguati alla classe (pur con qualche lentezza) e a comprendere il contenuto, dove prima faticavano a decifrare anche parole semplici. Questo è un risultato estremamente positivo, anche se può persistere una differenza di fluenza rispetto ai coetanei. È fondamentale, dunque, che famiglie e insegnanti abbiano aspettative realistiche: la riabilitazione non “cancella” la dislessia, ma la rende gestibile. Il traguardo è che il bambino acquisisca strumenti tali da poter studiare con successo, magari con l’ausilio di strumenti compensativi laddove necessario, e che sviluppi fiducia in se stesso.

Integrare motivazione e terapia specialistica

AID e FLI accolgono con interesse i risultati della ricerca sull’effetto placebo, che mettono in luce l’importanza dell’aspetto motivazionale, emotivo e relazionale nel percorso di aiuto al bambino con DSA. Un ambiente positivo, incoraggiante e di fiducia – a casa, a scuola e durante la terapia – è un ingrediente essenziale perché il bambino si senta capace e collabori attivamente. Su questo la comunità scientifica concorda e i professionisti lo sperimentano ogni giorno: un bambino motivato e sereno trae massimo beneficio anche dagli interventi didattici e terapeutici più impegnativi. Il fattore motivazionale, però, deve andare di pari passo con l’intervento specialistico. Solo integrando i due aspetti – da un lato un clima di supporto e fiducia, dall’altro metodi riabilitativi validati scientificamente – si ottengono i migliori risultati a lungo termine.

In conclusione, l’Associazione Italiana Dislessia e la Federazione Logopedisti Italiani ribadiscono che i trattamenti riabilitativi specialistici restano la pietra miliare per affrontare la dislessia, permettendo miglioramenti che il solo “pensiero positivo” non potrebbe consolidare. Il messaggio chiave per le famiglie è duplice: da un lato crediamo fermamente nel valore di un approccio incoraggiante, che sfrutti l’aspettativa positiva come leva per coinvolgere il bambino; dall’altro ricordiamo che nulla può sostituire il lavoro abilitativo strutturato, svolto con costanza e professionalità. La letteratura e le linee guida lo confermano: un intervento ben fatto porta a progressi indubbi nel profilo di lettura del bambino dislessico, pur senza “magie” risolutive.

Proprio per questo, AID e FLI invitano genitori e insegnanti a dare il giusto peso a notizie sensazionalistiche: la scoperta dell’effetto placebo nella dislessia è importante e sarà oggetto di ulteriori studi, ma non deve in alcun modo far dubitare dell’utilità delle terapie o indurre a sospenderle. Al contrario, ci sprona a curare con attenzione anche la dimensione emotiva nei nostri interventi, affinché ogni bambino con DSA possa affrontare le sue sfide con motivazione, competenza e senza inutili frustrazioni.

Associazione Italiana Dislessia (AID) - www.aiditalia.org *

AID - Associazione Italiana Dislessia - nasce nel 1997 con la volontà di fare crescere la consapevolezza e la sensibilità verso i Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia), che in Italia si stima riguardi oltre 3.600.000 persone. L’Associazione conta, oggi, 12.000 soci e 85 sezioni attive distribuite su tutto il territorio nazionale. AID lavora per approfondire la conoscenza dei DSA; promuovere la ricerca; accrescere gli strumenti e migliorare le metodologie inclusive a scuola, all'università e nel mondo del lavoro; affrontare e risolvere le problematiche sociali legate ai DSA. L’Associazione è aperta ai genitori e familiari di bambini dislessici, agli adulti con DSA, ai docenti e ai professionisti sociosanitari (logopedisti, psicologi, medici).

[* N.d.R.> Documentazione/ Link/ Indirizzi presenti nella nota AID originale e/o disponibili sui siti segnalati **]

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Da/ Fonte/ Titolare»
AID
Comunicato
Bologna, 13 agosto 2025


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Estratto

Fonte dei dati, informazioni, procedure e documenti sono reperibili presso siti web/portali, esterni, ai link **»

Associazione Italiana Dislessia (AID)
www.aiditalia.org


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Link/siti
esterni non collegati

^Fonte» AID» Cmn_13AgoLug2025=RS_2025-08-13»
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< N.d.R.

» www.reporterscuola.it «
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